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	<title>Monopoli.info lifestyle blog&#187; Editoria</title>
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		<title>Tamara Ecclestone: &#8220;Capricciosa io? Bugie, avevo chiesto solo un volo e una camera d&#8217;albergo&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 14:10:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«Più che arrabbiata, sono delusa: mi sarebbe davvero piaciuto presentare il Festival». Tamara Ecclestone è bella, giovane, ricchissima e non fa nulla per nasconderlo. È figlia di Bernie Ecclestone – il piccolo uomo inglese dagli anni Settanta imperatore della Formula 1 – e di Slavica Radic, musa di Armani negli anni Ottanta. A Vanity Fair, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Più che arrabbiata, sono delusa: mi sarebbe davvero piaciuto presentare il Festival». Tamara Ecclestone è bella, giovane, ricchissima e non fa nulla per nasconderlo. È figlia di Bernie Ecclestone – il piccolo uomo inglese dagli anni Settanta imperatore della Formula 1 – e di Slavica Radic, musa di Armani negli anni Ottanta. A Vanity Fair, sul numero in edicola il 1 febbraio, racconta la sua versione dei fatti che l&#8217;hanno vista prima scritturata e poi esclusa dalla grande kermesse musicale capitanata da Gianni Morandi.<br />
E allora, perché non va a Sanremo? «La verità è che noi avevamo già confermato tutto e firmato i contratti. Ero pronta a partire per il primo servizio fotografico quando la mia manager, il venerdì, ha ricevuto un’email in cui si richiedeva improvvisamente la mia presenza per altri dieci giorni. Giorni non contemplati nel contratto e che io non avevo previsto: mi era impossibile organizzarmi con un preavviso così breve. A differenza di quello che molti credono, ho anch’io i miei impegni di lavoro, e un’agenda piuttosto fitta». Non l’hanno cacciata per i capricci? «Non credo proprio. Le uniche cose che avevo chiesto, dato che non vivo in Italia, erano un volo per me e la mia manager, e una camera d’albergo. Non mi sembrano richieste irragionevoli». Non è che l’albergo era a Montecarlo con trasferimenti in elicottero? «No, sarei stata volentieri a Sanremo. Non mi piace Montecarlo». Le spiacerà non esserci?  «Molto. La cosa che più mi rattrista è essere definita capricciosa e poco professionale. Non è così. Ma auguro comunque a quest’edizione un grande successo». Che impressione le aveva fatto Morandi? «Ottima: sembra molto più giovane della sua età. Anche se insisteva a parlarmi in italiano, e questo mi rendeva nervosa». Così non presenterà Gigi D’Alessio&#8230;«Chi è Gigi?». Un cantante in gara. Quali artisti italiani conosce? «Eros Ramazzotti e Andrea Bocelli».</p>
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		<title>Corrado Guzzanti: &#8220;Siamo nella fase dell&#8217;oblio, ci governano degli sconosciuti&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 13:16:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Volevo disegnare fumetti, come tanti della mia generazione. Poi ho sognato di fare il romanziere. Scrivevo racconti. Li ho anche mandati a quelle case editrici che mettevano annunci per esordienti. Ovviamente li accettavano. E li avrebbero pubblicati subito, se avessi pagato (…) Ma è andata bene così: non erano grandi racconti; quando li rileggevo, una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-20301" title="gq_cover_guzz" src="http://www.monopoli.info/wp-content/uploads/2012/01/gq_cover_guzz.jpg" alt="" width="360" height="480" />«Volevo disegnare fumetti, come tanti della mia generazione. Poi ho sognato di fare il romanziere. Scrivevo racconti. Li ho anche mandati a quelle case editrici che mettevano annunci per esordienti. Ovviamente li accettavano. E li avrebbero pubblicati subito, se avessi pagato (…) Ma è andata bene così: non erano grandi racconti; quando li rileggevo, una settimana dopo, mi mettevo a ridere e ne scrivevo la parodia. Sono partito dall’autosatira. Finché mia sorella Sabina ha preso uno dei miei testi e se l’è portato in tv. È cominciato tutto per caso, anche la mia prima apparizione: feci una comparsata alle sue spalle. Però era un’altra televisione…». Corrado Guzzanti &#8211; che per pigrizia, pudore o parsimonia ha dispensato solo parte di quel che ha prodotto &#8211; esordisce così all&#8217;intervista con GQ che gli dedica la copertina del numero in edicola dal 2 febbraio. Sicuro che fosse un&#8217;altra televisione? Fammi un esempio. «Matrioska. Il programma abortito di Antonio Ricci con Moana Pozzi. All’epoca Ricci era uno sperimentatore, c’era davvero roba forte. Quelli del Male, Stefano Disegni con lo Scrondo, Moana nuda. Poi Berlusconi vide il pilota e lo fece cancellare: troppo spinto. Se ne fece un’altra versione, con un altro titolo, L’araba fenice, e perfino un’altra scenografia, ma non era la stessa cosa». Perché tanti di quelli che c’erano allora, nei teatri, nelle radio, nelle piccole tv gente che faceva cose folli e a volte geniali, si sono arresi così facilmente alla commercializzazione? «Dovresti chiederlo a loro. Non giudico, io ho fatto sempre solo quello che mi sono sentito». Hai fatto poco. «Non lo so, potevo fare di più. Ho fatto, di più, ma l’ho tenuto per me. Scrivo molto per me stesso (&#8230;) Ci sono personaggi che ho creato e sono andati a male. È passato il momento, qualcun altro ha avuto un’idea simile, capita. Per un secondo mi dico: guarda, se lo facevi…Passa subito. Mi sarebbe piaciuto fare più cinema, forse ho detto troppi no: a Pupi Avati, a Lina Wertmüller, ma erano sempre quelle parti, sai, adesso arriva lui e fa ridere. Camei». Che cosa guardi nella tv degli altri? «In questo momento sono uno spettatore stanco. Troppi spettacoli tutti uguali. Mi restano le serie americane e i talk show». I dibattiti? Perché lo fai? «Per masochismo. E per dovere. Osservo i personaggi. È uno studio antropologico». E che cosa ne esce, adesso? «Che siamo nella fase dell’oblio. Ci governano degli sconosciuti. L’altra sera abbiamo fatto un gioco: chi è ministro dell’Interno? Che faccia ha quello agli Esteri? L’unica conosciuta è la Forleo…». Fornero? «Vedi? Quella che ha pianto. La conosci perché ha fatto una cosa. Poi ci sono i giornalisti narcisisti, che adesso provano a fare satira pure loro. E c’è tutto questo dibattito senza verità. Uno dice: l’Istat afferma che la produzione è scesa del quattro per cento. L’altro gli risponde: no, guardi che è salita del due. Mai che il conduttore fermi tutti, tiri fuori le statistiche dell’Istat e faccia vedere: ecco, dice che la produzione è ferma». Quale sarebbe il personaggio del momento? «Mi piacerebbe fare uno schizofrenico. Uno che dice: i provvedimenti presi erano necessari, sacrifici inevitabili per riconquistare la fiducia dell’Europa. Poi sbotta: Monti è un bastardo, mi ha rubato la pensione!». Ed è da quelli che tiri fuori il meglio. Non quando fai Bertinotti, quando t’inventi Vulvia, o padre Pizzarro. Da dove ti viene quella roba lì? «Guardo ore di televisione strana, lo facevo anche prima di Sky: programmi su canali lontani. Tipo quelli che insegnano come arredare le case. Mi affascinano i linguaggi settari. Cerco di capire che effetto fanno sulla gente, decifrarne gli algoritmi. Poi li fondo con… non so con che cosa, e viene fuori un personaggio».</p>
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		<title>Rolling Stone: il numero 100 con i dischi italiani più belli di sempre</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 13:04:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nove anni di pubblicazioni &#8211; esattamente 2947 giorni dal primo novembre 2003, giorno di uscita sul mercato del primo numero di Rolling Stone Italia &#8211; cento dischi italiani tra i migliori di sempre attraverso cinquant&#8217;anni di musica del nostro paese: sono questi gli ingredienti che Rolling Stone ha mixato per celebrare l&#8217;appuntamento con il suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-20237" title="Cover-Rs100" src="http://www.monopoli.info/wp-content/uploads/2012/01/Cover-Rs100.jpg" alt="" width="392" height="480" />Nove anni di pubblicazioni &#8211; esattamente 2947 giorni dal primo novembre 2003, giorno di uscita sul mercato del primo numero di Rolling Stone Italia &#8211; cento dischi italiani tra i migliori di sempre attraverso cinquant&#8217;anni di musica del nostro paese: sono questi gli ingredienti che Rolling Stone ha mixato per celebrare l&#8217;appuntamento con il suo centesimo numero, in edicola dal 31 gennaio.<br />
Un progetto ambizioso quello di Rolling Stone per questo traguardo tutto speciale: assemblare un listone vorace, onnivoro, insaziabile, dentro al quale fossero rappresentate (se non in maniera esaustiva almeno come simbolico “atto di presenza”) tutte le derive del pop nostrano dal 1960 ad oggi. Non solo, quindi, la canzone d’autore o il pop orchestrale (quello che salta subito alla mente quando si parla di “musica popolare italiana”), ma anche il rock, il metal, la new wave, la disco, il post-rock, il post-pop, l’hip-hop, il reggae, l’industrial. La selezione è stata effettuata da una speciale giuria decisamente trasversale composta da 100 tra i protagonisti della letteratura, dell&#8217;arte, della musica, della moda: da Niccolò Ammaniti a Carlo Verdone, da Renzo Rosso a Matteo Renzi, da Stefano Boeri a Fabio Novembre, fino a Mario Calabresi, Marco Travaglio, Valentino Rossi e Francesco Bonami, solo per citarne alcuni in campo extramusicale. Ai giurati è stato chiesto di osservare solo due semplici regole e cioè includere esclusivamente album successivi alla nascita del rock and roll, considerando un solo album per artista, e votare i propri dieci dischi preferiti di sempre. La classifica elegge al primo posto &#8220;Bollicine&#8221; di Vasco Rossi, seguito a ruota da &#8220;La voce del Padrone” di Franco Battiato&#8221;, &#8220;Una donna per amico&#8221; di Lucio Battisti, &#8220;Crêuza de mä&#8221; di Fabrizio De André e &#8220;Lorenzo 1994&#8243; di Jovanotti.<br />
«Pensare di riassumere 50 anni di musica italiana in una lista di 100 dischi già era una discreta follia» &#8211; racconta Michele Lupi, direttore di Rolling Stone &#8211; «La cosa di cui però siamo certi è che questo coincide con i gusti di Rolling Stone Italia e dà un’idea molto vicina alla realtà della musica che è circolata nelle camerette, nelle piazze, nelle radio, negli stadi, nei club, nei circoli e nei centri sociali del nostro Paese. Il bello viene adesso, con tutte le polemiche che si scateneranno intorno ai nomi mancanti, essendo la lista frutto della somma matematica dei voti della giuria. Per questo abbiamo aperto un indirizzo mail dedicato, &#8220;manonavetemesso@rollingstonemagazine.it&#8221;, dove i lettori potranno scaricare le proprie frustrazioni».<br />
All&#8217;interno del mensile, uno speciale inserto è dedicato a tutte le copertine che l’edizione italiana di Rolling Stone ha pubblicato in questi nove anni e i lettori troveranno un&#8217;intervista con Vasco Rossi rilasciata qualche mese fa in cui, tra le altre cose, l&#8217;unica rockstar italiana &#8211; come lui stesso si definisce &#8211; fa un bilancio della propria carriera a partire proprio dall’uscita di “Bollicine”: «Tutto quello che è successo dopo non l’avevo immaginato anche se sentivo che quello che facevo io ci stava, aveva uno spazio ben preciso. Al pubblico non arrivavo, perché avevano fatto di me un personaggio su cui c’erano pregiudizi pazzeschi. Poi, quando è caduto quel pregiudizio, tutti si sono accorti che le mie erano canzoni normali – come minimo – e a quel punto si è creata una bolla, che negli anni ’90 è stata perfino esagerata, e che tutto sommato dura ancora, e io me la godo. Credo di aver dato credibilità al rock cantato in italiano».</p>
<p>Anche Jann S. Wenner, fondatore e direttore di Rolling Stone USA, ha mandato gli auguri alla redazione italiana del magazine: «Negli ultimi otto anni sono stato molto felice di vedere Rolling Stone &#8211; con il suo stile inimitabile &#8211; diventare anche in Italia il punto di riferimento per la cultura e per la musica. Non vedo l&#8217;ora di leggere i prossimi cento numeri!».</p>
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		<title>Vanity Fair: prima gara di sci &#8220;Vanity snow&#8221; in collaborazione con BMW</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 12:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vanity Fair e BMW xDRIVE organizzano la prima gara di sci dedicata ai lettori e alle lettrici del settimanale Condé Nast: uno slalom gigante. In montagna BMW è il partner perfetto grazie al sistema di trazione integrale xDrive, che ottimizza la tenuta del veicolo in ogni tipo di situazione atmosferica. L’appuntamento per poter sciare insieme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-20055" title="vf_snow_bmw" src="http://www.monopoli.info/wp-content/uploads/2012/01/vf_snow_bmw.jpg" alt="" width="480" height="278" />Vanity Fair e BMW xDRIVE organizzano la prima gara di sci dedicata ai lettori e alle lettrici del settimanale Condé Nast: uno slalom gigante.<br />
In montagna BMW è il partner perfetto grazie al sistema di trazione integrale xDrive, che ottimizza la tenuta del veicolo in ogni tipo di situazione atmosferica.<br />
L’appuntamento per poter sciare insieme alla redazione di Vanity Fair, è previsto per sabato 4 febbraio a Plan Checrouit, durante la Snoweek di Courmayeur, settimana dedicata allo sport, all’ arte e alla mondanità.</p>
<p>I tempi da battere saranno quelli dei campioni della Nazionale Azzurra Kristian Ghedina e Daniela Ceccarelli, che apriranno la pista sul tracciato di Aretù. I primi che si avvicineranno di più al tempo dei velocisti saliranno sul podio.<br />
La sera, vincitori e vinti, sono invitati a una cena di gala con la premiazione presso il  Courmaclub, esclusiva location di Courmayeur. I vincitori saranno premiati da Benedetta Parodi, madrina della serata.</p>
<p>Le iscrizioni &#8211; posti limitati &#8211; sul sito <a href="http:// www.vanityfair.it/garasci " target="_blank">http:// www.vanityfair.it/garasci </a></p>
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		<title>Giorgio Panariello: &#8220;Mio fratello potevo essere io&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 11:51:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Primo, ribadire che la fine di chi inizia a bucarsi, e non smette davvero, è sempre e soltanto questa: la morte. Secondo, denunciare il fatto che non si parla più di un problema, quello dell&#8217;eroina, che non è mai stato risolto e coinvolge ancora tantissima gente». Con questi obiettivi Giorgio Panariello rilascia a Vanity Fair [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-20039" title="VF04" src="http://www.monopoli.info/wp-content/uploads/2012/01/VF04.jpg" alt="" width="357" height="480" />«Primo, ribadire che la fine di chi inizia a bucarsi, e non smette davvero, è sempre e soltanto questa: la morte. Secondo, denunciare il fatto che non si parla più di un problema, quello dell&#8217;eroina, che non è mai stato risolto e coinvolge ancora tantissima gente». Con questi obiettivi Giorgio Panariello rilascia a Vanity Fair &#8211; che gli dedica la copertina del numero in edicola il 25 gennaio &#8211; un&#8217;intervista sulla morte del fratello minore Franco, trovato cadavere la notte di Santo Stefano, in un&#8217;aiuola di Viareggio, per un&#8217;overdose di eroina. «Terzo, dire che i figli vanno messi al mondo in maniera responsabile, e fin da piccoli seguiti, rassicurati, amati». Panariello sa di che cosa parla: lui e il suo fratello minore sono stati entrambi abbandonati dalla madre subito dopo la nascita, e non hanno mai conosciuto i rispettivi due padri. Solo che Giorgio venne affidato ai nonni materni, Franco invece finì in un istituto dove passò i primi dodici anni della sua vita. E quanto questo c’entri con i suoi trent’anni da eroinomane, e con la fine che ha fatto, è la parte più sofferta dell’intervista.<br />
Sapeva che suo fratello era tornato a bucarsi? «No, è stato il classico fulmine a ciel sereno. So bene, però, che un drogato può anche essere fisicamente a posto, ma se non lo è psicologicamente, in maniera assoluta e definitiva, è tutto inutile: sarà sempre a rischio. Per salvarsi bisogna essere forti, e Franco era una persona fragilissima. Nel 2006, dopo sei anni passati a San Patrignano, sembrava &#8220;pulito&#8221;: durò poco. Poi, dopo tanti alti e bassi, compreso uno spaventoso incidente d&#8217;auto, eravamo riusciti a farlo entrare nella comunità di Don Mazzi, dove era rimasto fino al Natale 2010. Adesso pensavo fosse a posto, ma evidentemente dentro aveva ancora una scintilla che non si era spenta. Il 26 sera è tornata fuori la sua debolezza, e gli è stata fatale. Non si muore solo di overdose: se presa dopo tanto tempo, uccide anche una piccola quantità». Come ha saputo della morte? «La mattina del 27 mi sono svegliato, ho acceso il portatile, e ho visto che alle 8.30 mi aveva cercato Carlo Conti. Carlo aveva saputo di Franco da un&#8217;amica poliziotta di Viareggio che, non sapendo come rintracciarmi, aveva avvisato lui. Quando ho saputo, la mia prima reazione è stata di rabbia: Franco, giurandomi che aveva smesso per sempre, mi aveva preso per il culo ancora una volta. Questo ho pensato lì per lì, anche se poi l&#8217;autopsia ha confermato che, prima di quella sera, era stato davvero &#8220;pulito&#8221; per un lungo periodo. Rabbia, tanta rabbia. Solo dopo è arrivato il dolore. E i ricordi». Il primo ricordo che ha di suo fratello? «La prima volta che ci siamo visti, nel 1972. Io avevo dodici anni, lui undici. Fino ad allora non avevo mai saputo della sua esistenza. Quando mia madre mi aveva abbandonato, ero andato a stare dai nonni materni, che in casa avevano altri cinque figli. Quando era nato Franco, invece, i nonni non se l’erano sentita di accoglierlo, e lui era finito in collegio. Solo alla fine delle elementari venne a stare da noi. E io scoprii di avere un fratello». Che ce l’aveva con i nonni, e anche un po’ con lei. «Franco era incazzato con la vita perché in istituto, da solo, c’era stato lui, non io». Che cosa le raccontò, dopo, di quella esperienza? «Poco, aveva un carattere riservato. Ma abbastanza da capire che per lui era stato un calvario: i suoi problemi erano nati tutti là dentro. Ogni volta che litigavamo, infatti, tirava fuori il rancore covato in quegli anni di solitudine». Si è mai chiesto che fine avrebbe fatto, se fosse stato al suo posto? «Forse avrei fatto la sua stessa vita, e oggi a parlare con lei ci sarebbe Franco. O forse no, non lo so. C&#8217;è poco da dire: io sono stato fortunato, lui sfortunatissimo». Per vedere la fotogallery:<a href="http://www.vanityfair.it/people/italia/2012/01/24/giorgio-panariello-intervista-vanity-fair-morte-fratello-droga" target="_blank"> http://www.vanityfair.it/people/italia/2012/01/24/giorgio-panariello-intervista-vanity-fair-morte-fratello-droga</a></p>
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		<title>Angelina Jolie: &#8220;La ragazzaccia che era in me c&#8217;è ancora ma appartiene a Brad&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 13:43:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Alla vigilia dell&#8217;uscita in Italia del suo primo film da regista &#8211; &#8220;Nella terra del sangue e del miele&#8221; &#8211; Angelina Jolie si racconta al mensile Myself, che le dedica la copertina del numero in edicola il 19 gennaio. Il film, che la Jolie ha scritto, diretto e prodotto, racconta una storia d&#8217;amore ambientata durante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-19909" title="cover_myself" src="http://www.monopoli.info/wp-content/uploads/2012/01/cover_myself.jpg" alt="" width="361" height="480" />Alla vigilia dell&#8217;uscita in Italia del suo primo film da regista &#8211; &#8220;Nella terra del sangue e del miele&#8221; &#8211; Angelina Jolie si racconta al mensile Myself, che le dedica la copertina del numero in edicola il 19 gennaio. Il film, che la Jolie ha scritto, diretto e prodotto, racconta una storia d&#8217;amore ambientata durante la guerra della ex Jugoslavia e rappresenta una sorta di estensione dell&#8217;impegno umanitario che Angelina da tempo ormai porta avanti.<br />
Come ha fatto a girare scene di così disumana violenza? &#8220;È stato tremendo, anche perché il cast è formato da serbi, croati, bosniaci, cristiani, musulmani, gente che nella guerra si è trovata su fronti opposti a cui ho chiesto di ricostruire vicende che hanno vissuto davvero. Ma l&#8217;avevo chiaro fin dall&#8217;inizio, doveva essere un film duro, volevo che gli spettatori, dopo aver visto quelle scene per due ore, avessero voglia di gridare: basta, fermateli per favore!&#8221;. Come l&#8217;ha cambiata visitare zone di guerra in giro per il mondo? &#8220;Mi ha cambiata per sempre, fin dal primo viaggio che ho fatto. Non sarò mai più autodistruttiva, non darò per scontato che la mia famiglia sia al sicuro, che quando mi alzo al mattino so dove sono i miei figli.&#8221; Quando parla di autodistruzione immagino si riferisca al suo periodo sfrenato, alle esperienze estreme di sesso e droga: che fine ha fatto quel suo lato da bad girl? &#8220;Ma io sono ancora una ragazzaccia. Non è scomparsa, ha solo trovato la giusta collocazione: appartiene a Brad e alle nostre avventure. Si, sono sopravvissuta a periodi veramente cupi e difficili. Fortunata. Detto questo, penso che esista anche un altro tipo di rischio: vivere senza mai tentare qualcosa di coraggioso, senza farsi mai venire la pelle d&#8217;oca&#8221;. È anche per questo che si occupa tanto degli altri? Fare l&#8217;attrice non le sarebbe mai bastato? &#8220;Adoro questo mestiere, e ne apprezzo tutti i vantaggi. Ma non mi identifico con l&#8217;aspetto hollywoodiano della mia vita: è solo una piccolissima parte del mondo e di quanto vi sta accadendo. Non ho mai perso il senso delle cose: la mattina mi sveglio e sono una mamma&#8221;.<br />
Ha sei bambini: due nati in Asia, due in Africa e due in Francia. Come si regola con l’educazione religiosa, lei ne ha avuta una cattolica? «Mamma era cattolica, seguiva gli insegnamenti di Gesù, ma mi ha fatto conoscere le altre religioni. Anch’io parlo ai miei figli di tutte le religioni del mondo. Ci capita di lavorare con le persone più diverse, e quindi ai bambini diciamo: “Vedi, quel tuo amico è musulmano e crede in determinate cose, quell’altro è ebreo e ha idee differenti, quello è cristiano”, e così via». Sia sincera: è brava nel ruolo di mamma? &#8220;Faccio del mio meglio, ma non sarò mai come mia madre&#8221;.</p>
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		<title>Roberto Saviano: &#8220;A New York per fuggire dalla cattiveria&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 11:31:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«I motivi della mia fuga, perché nonostante tutto di fuga si è trattato, risalgono ai tempi di Vieni via con me. Dopo il successo della trasmissione, l’attenzione su di me di media e politica e dei media proni alla politica è diventata altissima. La mia famiglia è diventata oggetto di ricerche, di domande, di curiosità. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-19844" title="VF03_ok" src="http://www.monopoli.info/wp-content/uploads/2012/01/VF03_ok.jpg" alt="" width="359" height="480" />«I motivi della mia fuga, perché nonostante tutto di fuga si è trattato, risalgono ai tempi di Vieni via con me. Dopo il successo della trasmissione, l’attenzione su di me di media e politica e dei media proni alla politica è diventata altissima. La mia famiglia è diventata oggetto di ricerche, di domande, di curiosità. Ogni giorno sentivo una pressione enorme. Mezze parole, commenti idioti, sorrisi aperti e dietro le spalle schiumanti insulti. Gli “addetti ai livori” sono così. Non si interviene su ciò che dici o su come lo dici: si cerca di delegittimarti, o di creare un clima avverso. Un modo per poter dire a se stessi che chi riesce a parlare a molti è corrotto dai media, è una schifezza, un bluff».</p>
<p>Così Roberto Saviano – nella storia di copertina da lui firmata nel numero di Vanity Fair in edicola da mercoledì 18 gennaio – racconta perché ha accettato con entusiasmo l&#8217;invito a insegnare alla New York University, e come è stata l&#8217;esperienza &#8211; terminata poche settimane fa &#8211; di vivere per sei mesi a New York. A partire dal giorno del suo arrivo.</p>
<p>«Sorrido come un bambino. Sono un animale che per tanto tempo dalla sua gabbia, attraverso le sbarre, ha visto il cielo, gli alberi e se n’è stato lì pensando che fosse inutile voler volare. Che volare non serviva a nulla. Che in fondo il volo non esisteva nemmeno. Ecco, mi ero abituato a pensare che la libertà non esisteva e che quindi era inutile cercarla, agognarla, lavorare per ottenerla. Mai avrei pensato che un giorno qualcuno avrebbe aperto la mia gabbia.</p>
<p>Per cinque anni ho fatto in tutto forse un migliaio di passi. E ho approssimato per eccesso. Mi sono totalmente disabituato alle file negli uffici, al caos dei supermercati, al caos in strada. Non entravo in una metropolitana, in un treno, da cinque anni e mezzo. Per me, quelli statunitensi sono stati sei mesi di vertigini continue provocate dalle situazioni più banali. Una volta per comprare tre arance ci ho messo due ore: paralizzato dalle luci, dalla folla, dalle voci. Lì avevo una protezione molto diversa da quella a cui ero abituato, con margini di libertà maggiori. I tre uomini che mi gestivano, sapendo della mia urgenza di libertà, spesso lasciavano che li superassi, che mi dimenticassi di loro. A volte dovevano rincorrermi perché sparivo dal loro sguardo.</p>
<p>Il giorno dopo il mio arrivo, sotto l’effetto del jet lag, sono uscito alle sette del mattino, ma in realtà già fremevo dalle cinque. In strada non c’era nessuno, solo io e la mia scorta. Senza parlare abbiamo camminato per cinque ore. Ho bevuto un cappuccino e ci ho inzuppato dentro un muffin, ho comprato una cartina di Manhattan e, in quella sola mattinata, sono certo di aver camminato come non avevo mai fatto. E non solo ne sono certo, ho le prove. Sono tornato a casa con le piaghe ai piedi, mi facevano male da morire, ma quel dolore che non credevo esistesse più mi rendeva euforico. Avevo la sensazione di essere tornato a vivere completamente, di aver riacquistato l’uso di arti sopiti da tempo. Per la prima volta ho iniziato a vedere le scarpe consumarsi, e ai piedi mi sono venute le vesciche». Per vedere la photogallery <a href="«I motivi della mia fuga, perché nonostante tutto di fuga si è trattato, risalgono ai tempi di Vieni via con me. Dopo il successo della trasmissione, l’attenzione su di me di media e politica e dei media proni alla politica è diventata altissima. La mia famiglia è diventata oggetto di ricerche, di domande, di curiosità. Ogni giorno sentivo una pressione enorme. Mezze parole, commenti idioti, sorrisi aperti e dietro le spalle schiumanti insulti. Gli “addetti ai livori” sono così. Non si interviene su ciò che dici o su come lo dici: si cerca di delegittimarti, o di creare un clima avverso. Un modo per poter dire a se stessi che chi riesce a parlare a molti è corrotto dai media, è una schifezza, un bluff».  Così Roberto Saviano – nella storia di copertina da lui firmata nel numero di Vanity Fair in edicola da mercoledì 18 gennaio – racconta perché ha accettato con entusiasmo l'invito a insegnare alla New York University, e come è stata l'esperienza - terminata poche settimane fa - di vivere per sei mesi a New York. A partire dal giorno del suo arrivo.   «Sorrido come un bambino. Sono un animale che per tanto tempo dalla sua gabbia, attraverso le sbarre, ha visto il cielo, gli alberi e se n’è stato lì pensando che fosse inutile voler volare. Che volare non serviva a nulla. Che in fondo il volo non esisteva nemmeno. Ecco, mi ero abituato a pensare che la libertà non esisteva e che quindi era inutile cercarla, agognarla, lavorare per ottenerla. Mai avrei pensato che un giorno qualcuno avrebbe aperto la mia gabbia.  Per cinque anni ho fatto in tutto forse un migliaio di passi. E ho approssimato per eccesso. Mi sono totalmente disabituato alle file negli uffici, al caos dei supermercati, al caos in strada. Non entravo in una metropolitana, in un treno, da cinque anni e mezzo. Per me, quelli statunitensi sono stati sei mesi di vertigini continue provocate dalle situazioni più banali. Una volta per comprare tre arance ci ho messo due ore: paralizzato dalle luci, dalla folla, dalle voci. Lì avevo una protezione molto diversa da quella a cui ero abituato, con margini di libertà maggiori. I tre uomini che mi gestivano, sapendo della mia urgenza di libertà, spesso lasciavano che li superassi, che mi dimenticassi di loro. A volte dovevano rincorrermi perché sparivo dal loro sguardo.  Il giorno dopo il mio arrivo, sotto l’effetto del jet lag, sono uscito alle sette del mattino, ma in realtà già fremevo dalle cinque. In strada non c’era nessuno, solo io e la mia scorta. Senza parlare abbiamo camminato per cinque ore. Ho bevuto un cappuccino e ci ho inzuppato dentro un muffin, ho comprato una cartina di Manhattan e, in quella sola mattinata, sono certo di aver camminato come non avevo mai fatto. E non solo ne sono certo, ho le prove. Sono tornato a casa con le piaghe ai piedi, mi facevano male da morire, ma quel dolore che non credevo esistesse più mi rendeva euforico. Avevo la sensazione di essere tornato a vivere completamente, di aver riacquistato l’uso di arti sopiti da tempo. Per la prima volta ho iniziato a vedere le scarpe consumarsi, e ai piedi mi sono venute le vesciche». Per vedere la photogallery http://www.vanityfair.it/news/italia/2012/01/17/saviano-a-vanity-fair-a-new-york-per-fuggire-dalla-cattiveria" target="_blank">http://www.vanityfair.it/news/italia/2012/01/17/saviano-a-vanity-fair-a-new-york-per-fuggire-dalla-cattiveria<br />
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		<title>Negramaro: &#8220;vogliamo portare la nostra musica oltreconfine&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 12:42:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La band ha festeggiato nel 2011 il suo decennale e Giuliano Sangiorgi, leader dei negramaro racconta la sua storia a L’Uomo Vogue in una lunga intervista sul numero in edicola. Un  percorso a ritroso, che parte dalla loro ultima fatica, il concerto della notte di Capodanno 2011 che li ha visti protagonisti a Roma come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-19604" title="LUV_negramaro" src="http://www.monopoli.info/wp-content/uploads/2012/01/LUV_negramaro.jpg" alt="" width="480" height="320" />La band ha festeggiato nel 2011 il suo decennale e Giuliano Sangiorgi, leader dei negramaro racconta la sua storia a L’Uomo Vogue in una lunga intervista sul numero in edicola. Un  percorso a ritroso, che parte dalla loro ultima fatica, il concerto della notte di Capodanno 2011 che li ha visti protagonisti a Roma come headliners. Una data che è il coronamento del tour dell’anno scorso con un successo che Giuliano ha condiviso con la band. E non solo&#8230; «Vorrei spendere una parola per quello che è successo ai tecnici di Lorenzo (Jovanotti, ndr). Sapere della morte di quel ragazzo è stato doloroso e ci ha lasciato straniti. È che siamo davvero legati a tutti coloro che lavorano dietro al palco, sono vitali per il nostro mestiere. Io personalmente sono rimasto stupito dalla professionalità delle persone che sono lì per trasformare lo stage in una seconda casa, per farti trovare quello che vuoi proprio dove lo vuoi. Sempre. Indipendentemente dal fatto che si sia in Italia o all’estero. Il tour è andato benissimo e questo è stato merito anche dei tecnici che hanno lavorato con noi. Li ringrazio moltissimo». Tra le tappe più importanti della storia della band, sicuramente l’uscita nel 2010 dell’album “Casa 69”, che prende il titolo dal casolare parmense dove i componenti del gruppo &#8211; Emanuele “Lele” Spedicato, Ermanno Carlà, Danilo Tasco, Andrea “Andro” Mariano e Andrea “Pupillo” De Rocco e Giuliano Sangiorgi &#8211; vivono insieme. Ma che influenza ha la convivenza sulla creatività? «Fortissima, davvero. C’è una parte della casa in cui diciamo che confluiscono le “creatività” di ognuno di noi, le influenze che sviluppiamo nei “piccoli laboratori musicali individuali”. Se ti metti in quel punto della casa puoi sentire quale sarà il nuovo disco dei negramaro: sembra uno scherzo, ma non lo è». Eppure, per registrare “La finestra”, nel 2007, il gruppo va negli States, a New York. Un’esperienza, quella della registrazione oltreoceano, che è spesso considerata l’ingresso nell’età adulta delle band italiane, il trampolino per il mercato estero. Ma i negramaro pensano mai davvero a espatriare? «Stiamo lavorando per portare la nostra musica oltre confine. Ma vorremmo che fosse un nuovo inizio: non arrivare come artisti italiani famosi, bensì ripercorrere una “nuova carriera” in paesi come la Francia e la Germania». E a proposito del corredo immaginifico da cui la band trae ispirazione Giuliano afferma: «Adoro Terrence Malick, la sua cosmogonia. E poi Terry Gilliam, e in generale i registi visionari. Apprezzo Garrone e Sorrentino ma seguo anche i lavori di giovani registi del panorama underground italiano». Infine una notizia che farà la gioia di tutti i fan: «Il tour 2011 è stato così bello, le richieste così tante, che ritorneremo on the road ad aprile e maggio.»</p>
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		<title>Mario Balotelli: &#8220;In Italia le fesserie dei tabloid inglesi sono amplificate senza verifiche&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 15:47:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sport]]></category>

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		<description><![CDATA[«Se mi capita di assistere a un’esultanza di Inzaghi, non posso fare a meno di pensare: “Come mai a lui non domandano perché gesticola come un matto?”». Non serve che Mario Balotelli, super striker ventunenne del Manchester City, spieghi alla stampa che il suo autocontrollo dopo un gol sia un fatto caratteriale. Tabloid, Tv e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-19566" title="balo_luv" src="http://www.monopoli.info/wp-content/uploads/2012/01/balo_luv.jpg" alt="" width="350" height="480" />«Se mi capita di assistere a un’esultanza di Inzaghi, non posso fare a meno di pensare: “Come mai a lui non domandano perché gesticola come un matto?”». Non serve che Mario Balotelli, super striker ventunenne del Manchester City, spieghi alla stampa che il suo autocontrollo dopo un gol sia un fatto caratteriale. Tabloid, Tv e ficcanaso occasionali lo braccano, in cerca più che altro di presunte fidanzate o marachelle da spifferare. Eppure, nel 2008 Mario Balotelli ha vinto il primo di tre scudetti consecutivi con l’Inter. È il più giovane marcatore di ogni epoca in Champions League (2008, a 18 anni e 85 giorni) e la coppa l’ha alzata prima dei vent’anni, nel 2010. Senza le sue 11 reti stagionali, l’annata del Triplete nerazzurro avrebbe avuto probabilmente altro esito. In tutto questo, “SuperMario” ha fatto l’abitudine alle continue punzecchiature mediatiche e lo racconta in esclusiva a L’Uomo Vogue che gli dedica la copertina del numero in edicola dall’11 gennaio.</p>
<p>«Se compro una Fiat Uno, leggo che per un tipo come me era più adatta una Ferrari; se scelgo la Ferrari, scrivete che avrei dovuto stare con i piedi per terra e comprare la Uno. Se rido, non sono serio; se non rido, sono un musone ricco che nemmeno si diverte a fare il mestiere più bello del mondo. Qui in Inghilterra la stampa scandalistica scrive di tutto, ed esagera sempre. La cosa che mi dà più fastidio è che in Italia le fesserie dei tabloid siano riprese e amplificate senza verifiche. Così molti connazionali prendono tutto per oro colato». Farlo parlare a ruota libera non è semplice. In ogni caso, non sembra come lo dipingono e ascoltarlo è interessante. Si spazia dall’emozione dell’incontro con il presidente Napolitano all’incontestabilità del diritto alla nazionalità per chiunque nasca nel nostro paese. Si discute anche dell’opportunità o meno, per le celebrities, di prendere posizioni pubbliche in battaglie sociali. «Certo che si può intervenire in questioni a carattere sociale. Basta che il tutto non si trasformi in contrapposizione politica, perché quello è un campo a me ostico, in cui non mi permetto giudizi. Per esempio, quando ho saputo dell’agghiacciante doppio omicidio razzista di Firenze, ho provato anche io un grande dolore. Non gioco in Italia, e non rilascio che rare interviste, così non ho avuto l’occasione di intervenire subito. Fossi stato ancora nel nostro paese avrei preso posizione pubblicamente. Avrei avuto voglia, in qualche modo, di dare una mano». Anche negli stadi, le tifoserie esasperate inneggiano al razzismo. «Non mi pare un tema necessariamente legato al tifo: conosco supporter sfegatati, eppure correttissimi, in Italia, e ancora di più in Inghilterra. Il razzismo nasce dall’ignoranza più bassa; è sui bambini che bisogna agire, e soprattutto a scuola. Non ridere, eh&#8230; L’ho capito tardi che la scuola è essenziale; ringrazio i miei genitori che hanno insistito perché prendessi il diploma superiore». Parliamo un po’ di allenatori, di vittorie, di reti importanti: «Mourinho? Tra i migliori», butta lì. «In quanto a feeling personale, direi prima Mancini e poi Mourinho. Un allenatore deve tirare fuori il 100% da un giocatore e Mancini è molto bravo perché lo sta facendo. La vittoria più bella è il primo scudetto, un brivido indimenticabile. Ovvio che anche la Champions mi abbia entusiasmato. Il Triplete è stata una conquista ottenuta da un grande gruppo, a cui mi sento affettivamente legato. Ti piacerebbe fare altre esperienze all’estero, magari a Barcellona o Madrid? «Ho 21 anni, e già da quasi due sono lontano da casa. Mi sono adattato abbastanza bene, nonostante differenze abissali. Ma non ho amici veri, qui. Se dovessi muovermi, ora come ora, sceglierei l’Italia».</p>
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		<title>Adele: &#8220;Il pubblico mi terrorizza&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 11:37:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi tre anni la voce soul di Adele ha ipnotizzato davvero tutti. Il suo ultimo album (“21”) è un fenomeno da 16 milioni di copie e persino Beyoncé dice di adorarla. Eppure, confessa a Rolling Stone &#8211; in edicola dal 30 dicembre &#8211; ogni volta che deve salire sul palco continua a farsela sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi tre anni la voce soul di Adele ha ipnotizzato davvero tutti. Il suo ultimo album (“21”) è un fenomeno da 16 milioni di copie e persino Beyoncé dice di adorarla. Eppure, confessa a Rolling Stone &#8211; in edicola dal 30 dicembre &#8211; ogni volta che deve salire sul palco continua a farsela sotto come una debuttante&#8230;</p>
<p>In un momento storico in cui le classifiche sembrano dominate soprattutto da bombe sexy, la più grande sorpresa degli ultimi 12 mesi è stato proprio il suo “21”: ciò che rende unica la voce di Adele è, a detta di tutti, quel mix di energia, soul, fragilità e assoluta trasparenza emotiva che esce da pezzi come Someone Like You – dove, per inciso, lei saluta per l’ultima volta un ex fidanzato in procinto di sposarsi. «Tutte le sue canzoni si basano su persone vere e fatti realmente accaduti», spiega il bassista che l’accompagna dal vivo, Sam Dixon. «Talvolta può essere davvero dura, per lei, cantarle».<br />
Nel corso delle registrazioni dell’album, Adele ha poi scoperto che il suo ex si era ri-fidanzato. Da allora, confessa a Rolling Stone, non è più uscita con nessuno. «Non mi sento pronta», confessa teneramente. «Credo di essere ancora troppo fragile. Non sono più innamorata di lui, ma ancora lo amo».</p>
<p>Adele ha paura del palco. «Il pubblico mi terrorizza», spiega. «Me la faccio letteralmente sotto! Ad Amsterdam avevo talmente tanta paura che sono scappata, dall&#8217;uscita di emergenza. A Bruxelles, per la tensione, ho vomitato addosso a una persona. Non mi piace andare in tour, ma so che devo farlo, e così ho continui attacchi d&#8217;ansia». Hai delle tecniche particolari per superare l’ansia? «Cerco di pensare che non c’è nulla che potrà andare storto. E se sono davvero nervosa, allora racconto barzellette. Funziona! Sul serio!». Per chi soffre di paura del palco, in genere la tensione svanisce nel momento stesso in cui inizia lo spettacolo. Non così per Adele. Per lei, al contrario, le cose peggiorano. «Non mi calmo fino a quando lo spettacolo non è finito e io ho abbandonato il palco. Fino all’ultimo, il pensiero che qualcuno abbia pagato 20 dollari per vedermi e poi magari pensi: “Oh, la preferivo su disco”, beh&#8230; mi atterrisce!».<br />
Mesi fa le avevano proposto di conoscere Beyoncé e ovviamente questo ha scatenato un micidiale attacco d&#8217;ansia. «Lei è apparsa dal nulla, splendida. Mi ha detto: “Sei fantastica! Ascoltarti è come ascoltare la voce di Dio&#8221;. Ci credi che abbia detto una cosa del genere? Beh, è andata esattamente così. Dopo esserci salutate, io sono uscita sul terrazzo e mi sono messa a piangere come un&#8217;isterica». Ciò per cui invece Adele assicura di non agitarsi affatto è il proprio peso. Non è mai stata a dieta, giura. «La mia vita è già un dramma, non ho tempo di preoccuparmi di qualcosa di insignificante tipo il mio aspetto fisico. Non mi piace andare in palestra, mentre mi piace parecchio mangiare e bere. Anche se fossi in forma perfetta, comunque, non credo che tirerei fuori tette e sedere. Mi piacciono le tette e le chiappe di Lady Gaga, così come mi piacciono le tette e le chiappe di Katy Perry. Davvero. La mia musica, però, è un&#8217;altra cosa. Non faccio musica per gli occhi. Faccio musica per le orecchie».</p>
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		<title>SPOSABELLA si rinnova con la nuova direzione di Giuliana Parabiago</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 08:50:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sposabella, il periodico di Condé Nast punto di riferimento per le future spose da oltre trent’anni, si rinnova completamente nel concept e nella grafica sotto la nuova direzione di Giuliana Parabiago. La testata avrà un forte spirito consumer e un approccio innovativo ai preparativi del matrimonio: il suo obiettivo sarà infatti quello di accompagnare al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sposabella, il periodico di Condé Nast punto di riferimento per le future spose da oltre trent’anni, si rinnova completamente nel concept e nella grafica sotto la nuova direzione di Giuliana Parabiago.<br />
La testata avrà un forte spirito consumer e un approccio innovativo ai preparativi del matrimonio: il suo obiettivo sarà infatti quello di accompagnare al sì le future spose come un’amica con cui condividere un’esperienza importante. Il magazine avrà il taglio di un femminile con pagine dedicate alle tendenze, alla moda, al food con tutti i nuovi menu per la festa e senza tralasciare gli aspetti giocosi, curiosi e divertenti legati al gran giorno. Sposabella darà così spazio ai modi più svariati per celebrare l’addio al nubilato, con un occhio oltremanica alla nuova tendenza anglosassone dei party shower; racconterà come organizzare al meglio la festa nel parco, porterà le giovani spose sui “white carpet” delle star, dove il bianco domina in passerella, e le inviterà a sbirciare i matrimoni dei VIP, dai calciatori ai reali, fino alle celebrities dello star system.<br />
Particolare attenzione verrà dedicata naturalmente al look della sposa: dall’abito con lo strascico a quello corto e spiritoso, dall’acconciatura glam con coda di cavallo ai segreti per una pelle più luminosa e a tutto ciò che non deve mancare nel giorno più bello.<br />
“La nuova Sposabella ha il taglio della rivista femminile con, in più, l’esperienza di una redazione focalizzata sui temi del matrimonio” ha affermato il direttore Giuliana Parabiago “è un’amica da cui prendere spunto, da cui farsi consigliare ma anche con cui divertirtirsi nei preparativi. Ha la leggerezza del tulle, ma la sostanza della torta perché amiamo fare le cose seriamente ma senza mai rinunciare al sorriso”.<br />
Sposabella sarà in edicola tre volte l’anno nei mesi di dicembre, aprile e settembre. Il periodico si inserisce a pieno titolo nell’offerta bridal di Edizioni Condé Nast insieme a Vogue Sposa, Il Matrimonio Perfetto, Nozze In, Style.it e Matrimonioperfetto.it.<br />
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		<title>Condé Nast media partner di The Cube by Electrolux a Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 11:18:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Condé Nast sarà media partner di Electrolux per un progetto esclusivo che porterà &#8211; dal 19 dicembre &#8211; un nuovo dinig concept nel cuore della metropoli milanese, con una vista sul Duomo straordinaria: un luogo unico dove vivere un’esperienza indimenticabile, non solo gastronomica. Un cubo di cristallo, un’architettura unica con vista inconsueta sulla piazza del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-18586" title="Electrolux-The-Cube_inside" src="http://www.monopoli.info/wp-content/uploads/2011/12/Electrolux-The-Cube_inside.jpg" alt="" width="480" height="320" />Condé Nast sarà media partner di Electrolux per un progetto esclusivo che porterà &#8211; dal 19 dicembre &#8211; un nuovo dinig concept nel cuore della metropoli milanese, con una vista sul Duomo straordinaria: un luogo unico dove vivere un’esperienza indimenticabile, non solo gastronomica.</p>
<p>Un cubo di cristallo, un’architettura unica con vista inconsueta sulla piazza del Duomo: è questa la suggestiva location dell’originale concept arrivato a Milano nella seconda tappa del suo tour europeo, partito da Bruxelles all’inizio dell’anno e che proseguirà a Londra e Stoccolma nel corso del 2012.</p>
<p>Condé Nast sarà media partner per la tappa italiana di questo innovativo progetto e, all&#8217;interno di The Cube, organizzerà una serie di eventi a tema che coinvolgeranno le redazioni e i lettori delle testate del gruppo editoriale.</p>
<p>Davanti a uno spettacolare panorama, agli ospiti di The Cube verrà offerta un’esperienza gastronomica di altissimo livello a cura di alcuni dei migliori chef stellati italiani. I maestri del food, capaci di sorprendere e ispirare con le loro ricette preparate utilizzando le più avanzate apparecchiature Electrolux, sia domestiche che professionali, lavoreranno in una cucina a vista, pensata per instaurare un contatto diretto con il pubblico.</p>
<p>140 metri quadrati per uno spazio ideato per accogliere, in un’atmosfera intima ed esclusiva, solo 18 ospiti, intorno a un unico tavolo a scomparsa che scenderà dal soffitto a un comando dello chef, per  tornare ad alzarsi nuovamente  al termine dell’esperienza gastronomica e lasciare spazio ad altre emozioni.</p>
<p>Cene in libertà e appuntamenti straordinari saranno proposti da Electrolux e Condé Nast utilizzando linguaggi diversi, dal food alla moda, dal design alla musica.</p>
<p>&#8220;La partnership con Electrolux ci permette di declinare i nostri brand in modalità inedite e innovative&#8221; ha affermato Fedele Usai, Senior Vice President Advertising and Branded Solutions Condé Nast &#8220;Daremo vita a una serie di eventi dalla forte connotazione emozionale, con serate a tema dove la creatività sarà la vera protagonista. In questa cornice straordinaria i nostri lettori avranno la possibilità di interagire con le redazioni delle loro pubblicazioni preferite attraverso esperienze davvero originali.&#8221;</p>
<p>“The Cube by Electrolux offrirà ai suoi ospiti un’esperienza multisensoriale, unica ed irripetibile&#8221; &#8211; ha dichiarato Michele Sarli, Brand Marketing &amp; Communication Manager Electrolux Major Appliances Italia &#8211; &#8220;non solo per la possibilità di assaggiare piatti straordinari davanti ad un panorama mozzafiato ma anche per l’opportunità di interagire con alcuni tra i  più grandi chef italiani, che lavorano con Electrolux anche nei loro ristoranti, imparando trucchi e segreti del mestiere. Per dar vita ad eventi memorabili anche a casa propria. Naturalmente se si hanno a disposizione i giusti strumenti, come il nostro nuovo forno a vapore”.</p>
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		<title>Luca e Paolo: la verità sull&#8217;addio alle iene (e sul ritorno a Sanremo)</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 07:13:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra lo spettacolo ispirato a Gaber, Non contate su di noi (che dopo il Teatro Strehler di Milano hanno portato al Politeama Genovese) e gli impegni che verranno (Camera Cafè su Italia Uno dal 13 dicembre, il sequel di Immaturi al cinema dal 5 gennaio, in febbraio su Canale 5 il debutto da conduttori di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-18514" title="VF49_COVER_ok" src="http://www.monopoli.info/wp-content/uploads/2011/12/VF49_COVER_ok-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" />Tra lo spettacolo ispirato a Gaber, Non contate su di noi (che dopo il Teatro Strehler di Milano hanno portato al Politeama Genovese) e gli impegni che verranno (Camera Cafè su Italia Uno dal 13 dicembre, il sequel di Immaturi al cinema dal 5 gennaio, in febbraio su Canale 5 il debutto da conduttori di Scherzi a Parte), Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu si confessano a Vanity Fair – che dedica loro la copertina del numero in edicola da mercoledì 7 dicembre – in una doppia intervista. A partire dal Festival di Sanremo, che hanno condotto quest&#8217;anno assieme a Gianni Morandi, e dalle Iene, che hanno lasciato dopo 10 anni di conduzione.<br />
Morandi tornerà a Sanremo. E voi? Paolo: «Andremo a trovarlo, per una questione affettiva. Abbiamo bei ricordi di quell&#8217;esperienza, ma non l&#8217;avremmo mai rifatta come conduttori: se vinci due a zero contro il Real Madrid, una partita dove tutti ti davano perdente, che senso ha giocarla di nuovo?». Avete visto le nuove Iene? Luca: «Qualche puntata. Mi lusinga che Argentero faccia me: mi sembra che cerchi di fare un po&#8217; le mie cose, e un attore che ti imita fa sempre piacere». Nostalgia, dopo dieci anni? L: «Una sensazione strana, all&#8217;inizio: è un programma che considero anche nostro. Se avessimo voluto, probabilmente, avremmo potuto continuare, ma le Iene vanno in onda tutto l&#8217;anno, non ti lasciano il tempo di fare altro e sarebbe un po&#8217; pericoloso, a quarant&#8217;anni, non fare altro». P: «Ci ha aiutati il fatto che, quando è iniziata la nuova stagione, fossimo in Grecia a girare Immaturi. A Paros non c&#8217;è Italia Uno». Non è vero, quindi, che avete lasciato dopo una lite con Davide Parenti, il «papà» del programma. P: «Non è stato quello il motivo. Anche se, dopo tanti anni che lavori insieme, è normale ci siano delle discussioni». L: «Davide ha l&#8217;indubbio merito di aver portato le Iene al successo, ma noi rivendicavamo un&#8217;indipendenza artistica che, da parte sua, non è sempre stata ben accetta». Si dice che dopo il successo di Sanremo vi foste un po&#8217; montati la testa. L: «Questa è una cattiveria messa in giro da Parenti. Noi eravamo dei tritaminchia prima, e lo siamo rimasti dopo Sanremo: sul lavoro non abbiamo un atteggiamento simpatico, siamo due che non ridono mai. E non a tutti fa piacere quando hai successo». Gaber lo avete conosciuto? L: «È stato dopo aver visto Il Grigio, il suo monologo, che ho capito che recitare era la mia strada. Ma alla scuola dello Stabile di Genova non mi prendevano mai. Al quarto provino, avevo vent&#8217;anni, feci un fioretto: se mi avessero preso, sarei andato a vedere tutte le repliche dello spettacolo di Gaber. E così feci. L&#8217;ultima sera, la bidella della scuola mi organizzò un appuntamento con lui. Passammo insieme un&#8217;ora, mi disse: &#8220;Se hai qualcosa da dire, non aspettare. Scrivila e recitala, ovunque». La sua adolescenza, Luca, è stata difficile: ha rischiato di perdersi. L: «Purtroppo è vero. Non ho un bel ricordo di quel periodo. Vivevo in strada». Sta parlando di droga? L: «Le ho provate un po&#8217; tutte, e proprio perché conosco il problema mi incavolo con quelli come Giovanardi, incapaci di vedere che l&#8217;unica strada è la liberalizzazione. Io sono fortunato, perché sono qui a parlarne, ma ho tanti amici che hanno fatto una brutta fine». Che cosa l&#8217;ha salvata? L: «Il teatro: appena entrato allo Stabile, sono scomparso dalla strada. Sapevo che recitare era la mia ultima possibilità». Lei, Paolo, a Paros ha avuto un brutto incidente in moto. P: «Stavo andando sul set quando all&#8217;improvviso un&#8217;auto è uscita di strada e mi ha centrato. Frattura della rotula, stiramento al crociato sinistro, e una gran botta in testa: poteva andarmi molto ma molto peggio». L: «Quando mi ha detto che era stato portato via in ambulanza, ho pensato al peggio». P: «Da quando mi sono sposato (nel 2003, con la conduttrice e giornalista Sabrina Donadel, madre di Lunita, ndr) non ho mai tolto la fede, neanche per esigenze di copione. Dopo due giorni in ospedale, quando riesco finalmente a muovere la mano, mi accorgo che non ce l&#8217;ho più al dito. Allora chiamo un ragazzo della produzione e, senza alcuna reale speranza di poterla ritrovare dopo 48 ore, gli chiedo di andare sul posto a dare un&#8217;occhiata. Venti minuti dopo mi chiama per dirmi che l&#8217;ha trovata in quell&#8217;esatto punto sull&#8217;asfalto. Come se qualcuno l&#8217;avesse appoggiata lì». È credente? P: «Soprattutto negli ultimi tempi, avevo preso l&#8217;abitudine a una specie di dialogo con me stesso che, in realtà, non può prescindere da un interlocutore non terreno. Mi piace pensare che sia stato quello a proteggermi».</p>
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		<title>Speciale Natale 2011: il webmagazine di Lifestyleblog</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 08:07:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; in rete un numero speciale del webmagazine di Lifestyleblog. Il primo numero &#8220;Speciale Natale 2011&#8243; di questa rivista web realizzata per i nostri lettori, in cui sono presenti tutti i consigli per il Natale 2011. Per leggerlo clicca qui. Buona Lettura!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lifestyleblog.it/webmagazine/"><img class="aligncenter size-full wp-image-18463" title="bannermagazine" src="http://www.monopoli.info/wp-content/uploads/2011/12/bannermagazine1.jpg" alt="" width="300" height="327" /></a>E&#8217; in rete un numero speciale del webmagazine di Lifestyleblog. Il primo numero &#8220;Speciale Natale 2011&#8243; di questa rivista web realizzata per i nostri lettori, in cui sono presenti tutti i consigli per il Natale 2011.</p>
<h3><a href="http://www.lifestyleblog.it/webmagazine/" target="_blank">Per leggerlo clicca qui. </a></h3>
<h1>Buona Lettura!</h1>
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		<title>Fiorello esclusivo su MAX</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 08:51:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Solo su Max segreti, passioni, debolezze di un Fiorello dietro le quinte che piace, si piace e non fa nulla per nasconderlo: “Non sono il migliore a fare niente ma so fare tutto. C’è qualche comico che può dire lo stesso?”. Nell’intervista concessa in esclusiva al maschile del gruppo RCS &#8211; in edicola e su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.monopoli.info/wp-content/uploads/2011/12/MAX_Fiorello.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-18380" title="MAX_Fiorello" src="http://www.monopoli.info/wp-content/uploads/2011/12/MAX_Fiorello.jpg" alt="" width="365" height="480" /></a>Solo su Max segreti, passioni, debolezze di un Fiorello dietro le quinte che piace, si piace e non fa nulla per nasconderlo: “Non sono il migliore a fare niente ma so fare tutto. C’è qualche comico che può dire lo stesso?”. Nell’intervista concessa in esclusiva al maschile del gruppo RCS &#8211; in edicola e su iPad da lunedì 5 dicembre 2011 – Fiorello ribatte alle battute sulla sua iper attività pubblicitaria (“&#8230;d’altra parte devo mandare avanti la baracca […] Faccio pubblicità, è vero, ma ci lavoro come fosse un programma, provo a renderla divertente e la faccio per prodotti che mi interessano”) e dichiara che più che degli ascolti gli importa “far divertire Marco Baldini, mia moglie e me stesso: di quelle risate non posso fare a meno”.</p>
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		<title>Mèlanie Thierry a MAX: &#8220;Ho ucciso la Lolita che è in me&#8230;&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 12:05:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mélanie Thierry, immortalata negli scatti di Ellen Von Unwerth, seduce dalle pagine di MAX, in edicola e su iPad da lunedì 5 dicembre 2011, ma nella realtà spiega: “…Sono tendenzialmente timida e dimessa. Non mi piace sentirmi al centro dell’attenzione. Se mi sento bella? A volte sì, ma non accade spesso. La sicurezza non è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-18361" title="image004" src="http://www.monopoli.info/wp-content/uploads/2011/12/image004.jpg" alt="" width="480" height="328" />Mélanie Thierry, immortalata negli scatti di Ellen Von Unwerth, seduce dalle pagine di MAX, in edicola e su iPad da lunedì 5 dicembre 2011, ma nella realtà spiega: “…Sono tendenzialmente timida e dimessa. Non mi piace sentirmi al centro dell’attenzione. Se mi sento bella? A volte sì, ma non accade spesso. La sicurezza non è una delle mie armi&#8230;”. Eppure a 15 anni Mélanie, soprannominata ‘le lèvres’, era già lanciata nel mondo della moda. “Il fotografo Peter Lindbergh vide alcuni miei scatti… ero bassa, ma per gli spot e le foto funzionavo. Così lasciai la scuola: oggi non so se lo rifarei. Mi mancano le basi ‘culturali’&#8230; ero bionda, carina, avevo occhi molto belli. Ero la Lolita perfetta: perché non sfruttare quell’etichetta? Poi però ci ho messo anni a staccarmene professionalmente, nel privato invece è ‘bastato’ che diventassi madre per uccidere la Lolita in me”. Dagli inizi con Tornatore e Faenza fino alla conquista nel 2010 del Cesar come migliore promessa nazionale: “Se mi reputo un’attrice? A volte si, il giorno dopo no… Ho cominciato a recitare perché me l’hanno offerto… non so dire di no…”. A breve uscirà in Italia La princesse de Montpensier in cui interpreta la protagonista Marie: “Per prepararmi ho preso lezioni di equitazione e francese antico… come Marie leggo moltissimo, certo i tempi sono cambiati, ma penso che noi donne dovremmo essere sempre affamate di sapere… dobbiamo farlo per noi, perché più sappiamo e più siamo forti. La principessa è una specie di pre-femminista: io ho imparato come lei a sopravvivere in un mondo maschile, perché moda, pubblicità e cinema sono governati dagli uomini, dai loro soldi e dai loro gusti”.</p>
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		<title>Adele si racconta a MAX in edicola e su iPad da lunedì 5 dicembre 2011</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 08:15:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lodata dal premier britannico David Cameron. Esaltata da Beyoncé, Neil Diamond e Burt Bacharach. 23 anni, 10 milioni di dischi venduti, due Grammy in tasca e un perenne cuore spezzato, Adele racconta la sua ascesa nell’olimpo della musica mondiale sul nuovo numero di Max in edicola e su iPad da lunedì 5 dicembre 2011. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-18333" title="adele-max" src="http://www.monopoli.info/wp-content/uploads/2011/12/adele-max.jpg" alt="" width="480" height="314" />Lodata dal premier britannico David Cameron. Esaltata da Beyoncé, Neil Diamond e Burt Bacharach. 23 anni, 10 milioni di dischi venduti, due Grammy in tasca e un perenne cuore spezzato, Adele racconta la sua ascesa nell’olimpo della musica mondiale sul nuovo numero di Max in edicola e su iPad da lunedì 5 dicembre 2011.<br />
La nascita del singolo Someone Like you “Ero a metà del cd quando sono venuta a sapere che il mio ex viveva già con un’altra. Ero assolutamente devastata. Non ero più innamorata, ma lo amavo ancora”.<br />
Si è iscritta a un sito di incontri on line:<br />
“Sì, ma non l’ho mai usato. Ero ubriaca e così a pezzi, quando ho compilato il form con i miei dati, che ascoltavo Nothing compares to you di Sinead O’Connor. Non so se mi spiego”.<br />
Successo e ansia da live “Ho paura di deludere chi ha pagato 20 euro per sentirmi cantare dal vivo”. Orgoglio taglia forte “Odio fare ginnastica, preferisco mangiare e bere bene. Dimagrire? Non ci penso proprio, tanto le copertine dei giornali me le danno lo stesso”. La mia musica è differente “Oh sì, mi piace vedere il culo e le tette di Lady Gaga e Kate Perry. Ma la mia musica non è quella roba lì. Non è musica da vedere, ma da sentire”.</p>
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		<title>Giorgio Napolitano: l&#8217;uomo &#8220;Wired&#8221; dell&#8217;anno</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 07:52:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, 86 anni, ha dimostrato negli ultimi dodici mesi una sorprendente velocità nel rimanere collegato alla realtà, in una parola, wired&#8221; e con questa motivazione Wired Italia lo designa &#8220;Uomo dell’anno&#8221;, dedicandogli la copertina in edicola il 2 dicembre. Tanti sono gli elementi che hanno contribuito a far ricadere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-18320" title="cover_W" src="http://www.monopoli.info/wp-content/uploads/2011/12/cover_W.jpg" alt="" width="362" height="480" />Il presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, 86 anni, ha dimostrato negli ultimi dodici mesi una sorprendente velocità nel rimanere collegato alla realtà, in una parola, wired&#8221; e con questa motivazione Wired Italia lo designa &#8220;Uomo dell’anno&#8221;, dedicandogli la copertina in edicola il 2 dicembre.<br />
Tanti sono gli elementi che hanno contribuito a far ricadere la scelta sulla massima carica dello Stato, tra cui spiccano soprattutto il suo avere a cuore la sorte delle giovani generazioni e il suo esser capace di tenere le fila tra la complessa realtà italiana e un mondo sempre meno disposto a comprenderla. In occasione dei  festeggiamenti per i 150 anni della Repubblica Italiana, Napolitano ha rappresentato il crocevia attraverso il quale passa nel nostro Paese il legame tra passato e futuro. La sua statura ne ha fatto la roccia a cui si è ancorato il Paese nel momento peggiore della crisi dei mercati finanziari, la sua autorevolezza è stata la ragione per cui nei sondaggi di popolarità lui sale mentre gli altri scendono.<br />
&#8220;Avremmo potuto premiare il ritorno della Società, della spinta verso la Res Publica emersa d&#8217;improvviso con i referendum di maggio sull&#8217;acqua e il nucleare&#8221; ha affermato Carlo Antonelli, direttore di Wired &#8220;Ma era troppo vago. Ci voleva un simbolo. E come sempre succede, questo simbolo era da almeno un anno sotto i nostri occhi: il Presidente della Repubblica. Un 86enne capace come nessun altro di tenere le fila, di tenere collegati Italia e Mondo, dura realtà e speranza possibile, sacrificio e risorgimento. Tentando a metà novembre una soluzione di uscita dal delirio nel quale il Paese aveva navigato per un anno intero, Napolitano ha riportato il gioco sulla terra, dentro la vita reale. E per quest&#8217;opera di plug-in, di riallacciamento di fili da tempo recisi è uomo Wired di quest&#8217;anno&#8221;.</p>
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		<title>RUOTECLASSICHE: il calendario 2012</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 11:24:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un tema siciliano per un sentimento tutto italiano. Ruoteclassiche dedica il calendario 2012 alla Targa Florio, la competizione automobilistica fondata nel 1906 da Vincenzo Florio, e diventata in pochi anni una tra le più attese e massacranti al mondo. Dalle prime prove sulle strade sterrate del Circuito Grande delle Madonie (1906-1911) in cui primeggiarono le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-18304" title="Ruoteclassiche_Dicembre" src="http://www.monopoli.info/wp-content/uploads/2011/12/Ruoteclassiche_Dicembre.jpg" alt="" width="368" height="480" />Un tema siciliano per un sentimento tutto italiano. Ruoteclassiche dedica il calendario 2012 alla Targa Florio, la competizione automobilistica fondata nel 1906 da Vincenzo Florio, e diventata in pochi anni una tra le più attese e massacranti al mondo. Dalle prime prove sulle strade sterrate del Circuito Grande delle Madonie (1906-1911) in cui primeggiarono le Itala e le Fiat, alle edizioni successive che videro il trionfo di Porsche, Ferrari e Alfa Romeo, le dodici pagine del calendario raccontano, con oltre 40 fotografie d’epoca e didascalie, tutte le fase storiche della corsa e i suoi protagonisti.</p>
<p>Il calendario, rilegato a spirale e stampato in grande formato su resistente carta patinata, è disponibile da domani in edicola in allegato a Ruoteclassiche dicembre con un supplemento di 4,70 euro.</p>
<p>In allegato la cover del calendario e la cover di Ruoteclassiche dicembre.</p>
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		<title>Madonna: &#8220;Lavoro, figli, passione: ho sempre saputo di poter avere tutto&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 09:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Nonostante il femminismo siamo ancora all’idea, e alla ricerca, dell’amore e dell’uomo perfetti. In un certo senso continuiamo a essere schiave delle aspettative sociali: che soltanto l’amore di un uomo ci potrà riempire la vita e che senza quello non saremo mai felici davvero. Meno male che poi, col tempo, realizzi che le cose non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-18255" title="myself_2" src="http://www.monopoli.info/wp-content/uploads/2011/12/myself_2.jpg" alt="" width="363" height="480" />«Nonostante il femminismo siamo ancora all’idea, e alla ricerca, dell’amore e dell’uomo perfetti. In un certo senso continuiamo a essere schiave delle aspettative sociali: che soltanto l’amore di un uomo ci potrà riempire la vita e che senza quello non saremo mai felici davvero. Meno male che poi, col tempo, realizzi che le cose non stanno esattamente così, anzi proprio per niente». E&#8217; una Madonna inedita quella che racconta al secondo numero di Myself &#8211; il nuovo mensile femminile Condé Nast, in edicola l&#8217;1 dicembre &#8211; la storia a cui ha voluto a tutti i costi dar voce nel suo secondo film da regista, Edward e Wallis: Il mio regno per una donna. Quella che a 20 anni si vantava di essere una ragazza materiale, una per cui erano importanti solo balocchi e gioielli, è diventata una romanticona. E Wallis è ovviamente Wallis Simpson, l’americana pluridivorziata per la quale Edoardo VIII d’Inghilterra, un Windsor, nel 1936 rinunciò clamorosamente al trono. Quella tra Wallis Simpson e Edoardo VIII è la storia d’amore perfetta? «Assolutamente no. All’inizio pensavo: oh, chissà che cosa si prova a essere amati così tanto, ad avere un uomo che pur di averti vicino rinuncia a tutto per te. In realtà, riflettendoci, uno che fa un gesto simile ti carica addosso un macigno di responsabilità. Non so davvero come abbia fatto Wallis a sopportare una pressione simile. Il loro mondo, la loro vita, sono sempre girati intorno alle scelte di lui, mai a quelle di lei». Sacrificare tutto per amore è un’arma a doppio taglio: c’è sempre la possibilità di vederselo rinfacciato. «Esatto. Ma poi, tra i due, chi ha fatto il sacrificio più grande? Ecco, la domanda da farsi è questa: esiste l’amore perfetto? O c’è sempre qualcuno che deve sacrificarsi?». Mai pensato di rinunciare alla sua carriera per amore di un uomo? O magari di una donna? «Ho sempre pensato di potere avere tutti e due. Anzi, tutti e tre».</p>
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